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Social Art

Zig Zart          Social Art di Jacqueline Ceresoli          comunicato stampa          brochure          Corriere della sera          Repubblica

Jacqueline Ceresoli

Dalla Public/Urban Art alla Social Art: la città diventa un museo diffuso

La città è la tavolozza delle arti espressive contemporanee: laboratorio sperimentale che mette in scena la creatività multiforme degli artisti e una cultura progettuale innovativa grazie alle nuove tecnologie e al superamento della barriera tra architettura, arte e arredo urbano.
La città europee sono “open-space” espositivi caratterizzati da installazioni site-specific create appositamente “in situ” dagli artisti che trasformano lo spazio pubblico in un laboratorio sperimentale di eventi e diventa sempre più un “museo diffuso” di contemporaneità dove architettura, pittura, fotografia, scultura, videoarte, performance, installazioni, happening interagiscono con il luogo e lo spettatore.
La Public art, Land Art, Earth art, Urban art condividono la stessa ragione imprescindibile di porsi in rapporto osmotico con il territorio, con il tessuto urbano dove nascono le sculture o le installazioni anche multimediali. Public art e Urban art sono divenuti quasi sinonimi di un progetto di arte “sociale”, promosso dalle pubbliche amministrazioni (based community projects), nato con le intenzioni di riqualificare il territorio nelle aree degradate e d’inserirsi nelle città in un progetto più ampio di Urban design, che dagli anni ‘90 si è trasformato in una forma più complessa di arredo urbano sul concetto di site–specific.
La città è un luogo pubblico accessibile a numerose persone, a flussi multietnici: è di chi la vive nelle sue contraddizioni e diventa una piattaforma della creatività aperta a molteplici trasformazioni, riletture, servizi, rappresentazioni ed evocazioni. La Public art inizia e si sviluppa negli anni 60, nel periodo della ricerca di linguaggi alternativi a quelli tradizionali e di contestazione contro la mercificazione dell’arte. Nasce negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Germania e Francia con l’avvio della costruzione delle Villes Nouvelles alle porte di Parigi, dove il processo di edificazione dei nuovi quartieri ha visto la partecipazione degli artisti accanto agli architetti nella progettazione delle periferie. A Parigi, dalle sperimentazioni di dètournement (sviamento) e di dèrive (deriva psicogeografica) praticata dai Situazionisti sotto l’egida di Guy Debord, alle azioni urbane di Daniel Buren, alle installazioni di Michael Elmgreen & Ingar Dragset, che sconvolgono l’architettura, fino all’ arte di relazione tra diversi linguaggi del presente, nello spazio pubblico si procede connotando un luogo specifico per avvalorare la sua storia, memoria e identità. L’Urban art utilizza la città, spazio pubblico flessibile per eccellenza e si evolve in una Social art o Community art, come specchio delle molteplicità e delle relazioni collettive.
La Public art è trasversale, ingloba la politica, la filosofia, l’urbanistica, l’architettura e le arti visive, dando luogo oltre alle sculture, anche ad azioni performative di derivazione Dada o eventi come eredità del movimento Fluxus.
Nel nuovo secolo, grazie all’arte pubblica, gli artisti poco più che trentenni, lasciate alle spalle le rivendicazioni ideologiche di un arte impegnata della generazione anni 60/70, quando la Land o Public art connotava gli interventi nel tessuto urbano degli anni della contestazione, puntando sull’ arte pubblica in relazione con i luogo. La Social art del XXI secolo entra in contatto con le persone che abitano il luogo e si relaziona con il tessuto urbano e sociologico. E’ il luogo che diventa opera d’arte , operando su significati e scambi possibili con la comunità .
La neo Social art si differenzia per un maggiore coinvolgimento del pubblico, già trasformato in protagonista negli anni 60/70, evidenziando un ruolo attivo nelle dinamiche culturali e sociali della realtà contemporanea.
Il pubblico diventa l’agente dell’opera mettendo in discussione il senso di quello che l’opera provoca, aprendo questioni intorno al rapporto tra il pubblico e il sociale, orientato sul ripensamento del ruolo di artista, meno soggettivista autoreferenziale e più utile alla collettività.
Lo spazio pubblico coincide con la cultura urbana della città intesa come “ spazio diffuso “ per l’arte, generatore della creatività e che dovrebbe essere vista come un’occasione per riflettere sulla contemporaneità.
La Social art è una Land-scape del potenziale espressivo di una comunità, luogo di passaggio e di paesaggi emozionali, in cui interagiscono architettura, arte, design e scienza che giocano la partita del futuro. Sarà necessario investire non soltanto sul luogo ma coinvolgere chi lo vive, riconsegnando lo spazio pubblico come testo aperto ad una pluralità di letture, con l’obiettivo di ricostruire diverse narrazioni sociologiche che vari soggetti vanno cercando per riconoscersi nei valori contemporanei.
La Social art potrebbe essere un fattore di sviluppo economico delle nazioni, produrre lavoro avvalorando il senso del luogo con opere di agenti della creatività impegnati nello sviluppo della città, investendo nella ricognizione sui luoghi, spazi e quartieri che costituiscono la città come fattore primario dell’evoluzione delle comunità che la abitano.
La Public/Urban /Social art dovrebbe rientrare in un progetto cultuale strategico incluso in piani urbanistici che pongono al centro l’uomo in rapporto allo spazio. Tanto più una città investe nell’arte pubblica, tanto più emerge la sua risorsa distintiva e competitiva, evidenziando la sua identità culturale e quindi potenziando l’economia culturale .
Dati questi elementi sarebbe il caso di ripensare la Public art come un progetto di riqualificazione degli spazi della città, della società in cui arte e architettura dialogano tra loro, partendo dall’analisi tassonomica delle comunità e delle etnie che la abitano, per scoprire la genesi dell’opera specifica che nascerà sul quel luogo.
L’artista dovrebbe interrogare i luoghi come traccia di vissuti, non decontestualizzarli, poiché è necessario interagire con essi , creare una relazione nel suo approccio di riprogettazione emozionale ed estetica. La Public art che si impone nei luoghi della vita quotidiana, nelle piazze, nei giardini o nei quartieri più o meno degradati senza una riflessione critica minima sul valore e senso dell’intervento in spazi pubblici, è obsoleta, e sterile e non produce relazioni di scambio. La Social art può diventare socialmente sostenibile e produrre comunicazione del luogo., dello spazio come laboratorio attivo di flussi. Prima di agire nello spazio pubblico sarebbe il caso di chiederci: Che cosa rende un’opera site specific allo spazio pubblico?
E’ del 1967 il programma “Art in Public Places”, nato con l’obiettivo di portare fuori dai luoghi espositivi tradizionali le sculture, ma il progetto così concepito ha fatto il suo tempo, perché parte delle sculture moderne situate nei parchi o nelle piazze che non interagiscono in modo attivo lasciano indifferenti i cittadini. Pertanto non basta collocare un volume più o meno grande in una zona pubblica, ma è necessario chiedersi quale ruolo abbia l’opera d’arte in quel luogo. L’altra domanda è: Che cosa s’intende oggi per spazio pubblico?
Forse sarebbe il caso di porre il problema a chi lo vive, agli artisti, a bambini, alle mamme, agli anziani e giovani di tutte le età che lo frequentano come zona di relazione, di aggregazione sociale per trasformare l’arte pubblica in un’estetica sociale.

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