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M#ARTISTS di Federica Fierri

comunicato stampa Le installazioni M#ARTE
di Jacqueline Ceresoli

 

Il Naviglio, storia e natura
di Gorla Domani
 Dall’Arte Pubblica all’Arte Sociale
di Jacqueline Ceresoli
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naviglio

Il Naviglio della Martesana si trasforma per qualche giorno in un laboratorio di idee, proponendo spunti di riflessione da cui guardare e ri-guardare il suo paesaggio. Spesso, quando l’arte pervade lo spazio pubblico all’interno delle città, lo fa per riportare, come un termometro, la febbre di cambiamento e l’urgenza di riconfigurazione dei luoghi, immaginando per essi possibilità inesplorate. Maggiori sono le variabili territoriali e i mutamenti sociali all’interno delle città e più questi divengono fonte di ispirazione per l’arte.
I lavori selezionati per Marte rievocano la memoria di rituali tipici del luogo ormai persi e offrono suggestioni su come poterlo esperire, secondo ritmi e predisposizioni di pensiero differenti da quelle ordinarie. Sono infatti visibili, lungo il canale, i segni del suo passato recente e meno recente: dalla sua nascita e funzione d’uso con connotati storici che in parte non hanno subito grandi alterazioni, alle architetture che, dallo scorso secolo, ne hanno dettato nuovi tempi e modalità di viverlo. L’obiettivo del progetto è stato quello di far convivere naturalmente l’arte col paesaggio, sottolineandone caratteristiche ambientali e architettoniche, svelando la memoria del luogo o alternandone la percezione e la fruizione. Le abitazioni poetiche di Massimo Uberti sono luoghi magici disegnati attraverso la luce, che predispongono alla visione di mondi utopici e che invitano alla riflessione e al pensiero.
Il Passaggio di rami e foglie di Emilio Alberti delinea un perimento, fisico e immaginario, di accesso ad una dimensione lontana dai ritmi metropolitani, in cui il tempo e lo spazio sono esperiti con lentezza. Lavori come quelli di Lorella Salvagni, Apostolo e Manuela Carrano sollevano l’attenzione su urgenze di tipo ambientale che aree verdi come quella del canale Martesana non possono non smuovere: sono segnali d’allarme poetici e stridenti al contempo, o, nel caso di Apostolo, atti pratici di intervento collettivo.
Con la stoffa e con il ferro, Elisabetta Oneto e Roger Ranko rendono plastiche memorie di altri tempi e rituali tipici della Martesana, come i mestieri dei tiranti e delle lavandaie. Mario Scudeletti, Narciso Bresciani e Titta Cosetta Raccagni propongono lavori sitespecific che traggono ispirazione dalle architetture del luogo, dalla  condizione di nomadismo e temporaneità a cui l’acqua rimanda e dalla sovrapposizione di stagioni, ricordi e vissuti che il canale – come un micromondo nella città – condensa. Le berline di Celina Spelta sono paratoie del flusso vitale, metafore della personalità che tenta di controllare la corrente della vita.

Federica Fierri

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