• +039 3357689814
  • info@cityart.it

Action ART

action7

Delli giuochi, delle umane societati et di regole.com

Festival invernale

mostra, performances, teatro, letture, conferenze e dibattiti

 a cura di Fabrizio Gilardi ActionArt

Dal 9 al 24 gennaio 2015

Opening venerdì 9 gennaio 2015 ore 18,00

Fino al 24 gennaio 2015

Gilardi1

Il festival sarà incentrato su tre serate del 9, 17 e 23 gennaio.

Linee tematiche del convegno

Tra una vita di solitudine e il sopportare le convenzioni sociali, essendo presente nell’essere umano la pulsione alla socialità, si preferisce in genere la seconda soluzione.

Le convenzioni sociali provocano però contraddizione con le “direttive biologiche” insite nell’uomo.

A causa di tutto ciò, nella maggior parte dei casi della vita, le regole scritte o dichiarate non corrispondono a quelle applicate.

Ecco una contraddizione: se è sufficiente una regola rispettata ma non dichiarata, perché non renderla esplicita?

Possiamo ipotizzare che una regola efficace ma non esplicitata potrebbe essere pericolosa per la società, se dichiarata.

Inoltre l’evoluzione culturale, con la conseguente liberazione dei costumi, ha portato e porta alla ricerca di varietà nelle esperienze di vita.

Con questa necessità è cresciuto quindi il gusto per comportamenti studiati, controllati, strategicamente finalizzati al successo e, non ultimo, più creativi; ne consegue una contestuale progressiva costruzione di codici e regole non ufficiali, fermo restando che, verosimilmente, esse sono coesistite con le norme dichiarate, fin dal costituirsi della vita sociale.

Tra i dati di fatto che portano spesso l’uomo alla “regola del non detto” quando vive in società, vogliamo rilevare il maggior senso di sicurezza percepito rendendo pubblico solo il minimo indispensabile di sé stessi.

Il rapporto tra dichiarato e non dichiarato appare quindi più complesso rispetto al solo contrasto tra regola necessaria alla vita sociale e “voracità” delle primordiali direttive biologiche, recondite nella mente umana, che darebbe come esito il costituirsi delle regole tacite e tacitamente applicate, anche se questa è, non di meno, una parte molto importante della questione.

I meccanismi fin qui presi in considerazione sembrano raccontarci, e a loro volta in parte rafforzare, la sfiducia e la paura dell’essere umano nei confronti dell’esterno, della natura che rende espliciti i nostri limiti, di cui il più grande è la morte, e dell’Altro che può minacciare il nostro spazio vitale direttamente.

In ogni caso la vicinanza dell’altro da un lato rende meno duri i nostri timori verso la natura, dal’altro fa si che diventino indispensabili le regole, cosa che a sua volta porta, come visto, a forti limiti e problematiche.

Fra gli antidoti che l’umanità ha trovato a tutto ciò, un ruolo di grande importanza è ricoperto dal gioco.

Tra i giochi, quello degli scacchi occupa una posizione peculiare, quantomeno per la materializzazione estetica del rigore delle regole nella geometria della scacchiera e, ancor più, per essere la competizione in modalità aperta e visibile molto più che in tanti altri giochi, basti pensare a ciò che accade nella maggior parte dei giochi di carte ove queste vengono tenute in modo che il loro valore sia visibile solo a chi le ha in mano.

Negli scacchi infine sono ridotti pressoché a zero fattori diversi dalla pura abilità del giocatore, come per esempio la sorte, che invece hanno grande rilevanza in quasi tutti gli altri giochi.

Nell’ottica del nostro ragionamento, tutte queste particolarità rendono il gioco degli scacchi adatto per creare una situazione liberatoria: durante la partita, l’uomo puo’ avere fiducia dell’”esterno” poiché le regole sono tali da non poter venire eluse dall’avversario.e siamo persino indotti a concederci l’illusione del controllo sulla “natura non umana”, che di solito tanto ci turba, proprio perché sul campo di battaglia della scacchiera i fattori esterni hanno un’influenza limitata, anche se, andando bene a vedere, l’escamotage è stato semplicemente quello di estrometterli.

Si tratta quindi, in effetti, di una piccola porzione di realtà che è stata artificialmente isolata da tutto il resto e dove valgono rapporti che solo in essa possono esistere ed estrinsecarsi.

Va però ben tenuto presente che il contraltare alla forza catartica è dato dalla spietatezza psicologica della contesa scacchistica, dove, per le stesse ragioni di cui si è detto, poche o nulle sono le vie di fuga da una sconfitta o le mediazioni psicologiche per addolcirla.

Un diverso meccanismo protettivo e liberatorio è quello che entra in gioco, per esempio, nei tarocchi, quando vengono considerati come mappe mentali e spirituali, quindi come rappresentazioni della realtà.

In questo caso siamo davanti a un meccanismo simile a quello della catarsi nei miti dell’antichità.

La descrizione maggiormente dettagliata del mondo, in qualche modo ce lo spiega e, rendendocelo noto, ce lo fa risultare meno minaccioso.

L’esaltazione di questo meccanismo si ha nelle religioni e nelle ideologie, dove la descrizione arriva spesso a farci sembrare il mondo magnanimo o, più spesso, buono almeno con noi.

La mostra d’arte che accompagna il festival è un approfondimento sulle tematiche, realizzati da artisti visivi.

Gabriella Kuruvilla, scrittrice, presenta una composizione di tele che ci ricordano le ascendenze indiane dell’artista milanese e parlano delle mille cose quotidiane con cui l’ampiezza dei nostri desideri deve fare i conti.

Fabrizio Bellafante presenta uno scatto metaforico, in bilico tra i simboli di definizione delle geometrie relative ai nostri percorsi quotidiani e i percorsi dell’alta finanza, sempre più aleatori nelle forme del loro estrinsecarsi.

Federica Brambilla, architetto della fotografia ci fornisce scatti che ci ricordano le immagini dei rebus, dove tutto è sospeso nell’attesa e nella speranza di trovare una definizione.

Marcia Zegarra Urquizo, i suoi dipinti ci portano a scoprire mondi che ci portiamo nel nostro quotidiano, l’artista peruviana vive da anni i variegati risvolti del trasferimento in una terra lontana da quella in cui è nata e cresciuta.

Christian Flores Savedra pone al centro della sua ricerca le tematiche dell’emigrazione con date materializzate in timbri che vanno a modificare e ricostruire diversamente l’essere umano.

Carlo Cecaro, girovago e performer dell’arte urbana milanese, la forza della polemica contro le regole si sostanzia soprattutto nel concettualismo e nell’uso e trasformazione della parola.

Mark Cooper, artista inglese trapiantato in Piemonte ci mostra immagini di opere d’arte urbana dei muri di Milano, tra le quali risaltano proprio i cartelli di Carlo Cecaro.

Danièl Nicolàs Schiraldi, artista della Comuna Baires tra Argentina e Italia. Nei suoi dipinti di vita metropolitana costruisce una panoramica di momenti di vita comunitaria.

Silvia Giacomini con le incisioni ci sembra mostrare un rapporto tra diverse esperienze di vita nel suo svolgersi su un campo di gioco e di battaglia, rappresentato da una scacchiera.

Danilo Viviani, abile disegnatore, dove i fantasmi della mente prendono forma e diventano carne, riesce a mettere in immagini molte delle contraddizioni umane.

Il pezzo di Alfo ci dà un esempio delle sue capacità illustrative fornendoci uno sfondo scacchistico per l’insieme della mostra.

Virgilio Patarini, con le sue installazioni ci fornisce un’esemplificazione di molti dei concetti d’intreccio tra cultura e forme archetipe del gioco della vita, che è uno dei nodi fondamentali nello svolgersi delle vicende umane e nei modi che l’uomo prova ad adottare, nel tentativo di controllare almeno alcuni aspetti dell’esistere.

Museo Teo “il museo senza sede”, Costruttori di Babele, associazioni che propongono azioni di arte pubblica, per far conoscere opere ed artisti che agiscono prevalentemente nelle proprie dimore.

Tutto si svolge a City Art che ha un lungo e frastagliato percorso di arte pubblica.

La mostra si relazionerà  con una serie di performance effettuate sia la sera dell’inaugurazione, che nelle altre date del festival.

 

Programma

Venerdì 9 gennaio

h 18,00 Inaugurazione mostra di arti visive

h 18.30  Performance fisico-sonora di Virgilio Patarini e Riccardo Fritz Pirico

h 19.30  Conferenza-dibattito con: Fabio Agrifoglio (esperto scacchista e di altri giochi, studioso di fisica applicata alle arti nonché presidente della Fondazione Mario Agrifoglio)

Sabato 17 gennaio

Le arti come momento di conflitto con le regole e occasione per costruire altre regole.

h 17.00  Performance Cartellomania e Silvia Giacomini

h 18.00  Conferenza-dibattito sul tema con la partecipazione di : Sonia Castelli (psicologa e psicoterapeuta), Gianni Tristano (professore di filosofia), Federico De Leonardis (artista e teorico dell’arte), Gabriele Mina (antropologo e ideatore di Costruttori di Babele).

 Sabato 24 gennaio

Le arti come prassi di cammino verso un più soddisfacente mondo sociale e interiore.

h 17.00  Conferenza-dibattito di introduzione al film e sui temi, con la partecipazione di :

Danilo Ramirez (esperto di cinema, promotore del restauro di “Amore e ginnastica”, allenatore ed atleta nazionale di salto in lungo)

Museo Teo, il museo senza sede né opere

h 18.00  Proiezione del film “Amore e ginnastica” di Luigi Filippo D’Amico (1973)

Seguici anche su...Share on FacebookPrint this pageEmail this to someone