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Marco Ferra Cosucce, o del mondo circostante ed insinuante

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Cosucce, o del mondo circostante ed insinuante

personale di Marco Ferra

Dieci opere pittoriche e quattro installazioni che indagano i dettagli di un micromondo sempre presente nel quotidiano, vissuto dalla civiltà attuale come alieno.

A volte dimenticato.

La bellezza di ciò che comunemente viene considerato l’orrido è fra i temi della mostra.

Il dettaglio, il cuore, i colori esaltano la vitalità di questo universo.

La bellezza di ciò che comunemente viene considerato l’orrido è fra i temi della mostra.

Il dettaglio, il cuore, i colori esaltano la vitalità di questo universo(Mariateresa Scarpa)

Tanti piccoli esseri del mondo in cui viviamo e a cui non prestiamo attenzione non sfuggono all’attenzione di Marco Ferra. Dipinti che rivelano la magia di questo mondo parallelo, reale e spesso invisibile.

Piccole creature di un microcosmo che vive insieme a noi.

Minuscoli esseri, magari striscianti – croccanti? – che alle volte spaventano e allo stesso tempo meravigliano.

Un viaggio tra i colori e le storie di un impercettibile grande mondo semisconosciuto.

Alla scoperta di questo mondo ci conducono le opere esposte a City Art di Marco Ferra (El hombre del árbol).

(Stefano Cafaggi)

 

La sua biografia ci racconta che è nato e nutrito a Milano, disegna sin da bambino con tutto ciò che trova: matite, pastelli, sapone, sassi e molliche. Inizia l’attività di pittore avendo come soggetti principale nudi di donna.

In anni successivi mischia sulla sua tavolozza lo stile di vita vegan, grazie al quale inizia ad inserire nei suoi lavori anche figure di animali non umani.

L’oro, che come la follia, è un bene prezioso, è una componente costante nelle sue opere.

Donne e uomini, animali umani e animali non umani, le vere meraviglie del nostro mondo, rappresentanti della bellezza universale”.

 

Durante l’opening avverrà “Storie di carta: lnsecta” a cura di Arianna Abis aka Lib Lulla, il tutto accompagnato da “Paesaggi sonori generati da suoni organici e sintetici”  a cura di “Deux cheins d’espace”

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