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Elisa Cella Bio

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Bio

personale di Elisa Cella

a cura di Alessia Locatelli

 Dal 28 novembre al 15 dicembre 2012

La biologia è lo studio di organismi complessi che sembrano essere stati disegnati per uno scopo preciso. (Richard Dawkins).  L’Arte è traghettatrice di immagini e catalizzatrice di archetipi.  Elisa Cella è entrambe le cose.

Un connubio riuscito tra Arte e Scienza nella mostra personale di Elisa Cella, artista genovese, presentata a Milano il 28 novembre presso lo spazio City Art.

Vi è una relazione invisibile tra Logos e Mythos, che permette un dialogo tra istanze che paiono lontane. Già Gregory Bateson si domandava se esistesse un’analogia profonda tra grammatica e anatomia, chiedendosi inoltre se una scienza interdisciplinare fosse in grado di parlare entrambi i linguaggi.

Se la grammatica è una successione finita di regole necessarie alla corretta costruzione ogni linguaggio e per anatomia si intende lo studio delle strutture che compongono un corpo o un’opera, questa mostra è la traccia da seguire per una contaminatio tra campi di indagine che parevano lontani, ma che hanno ora oltrepassato i loro confini settoriali. La scienza postmoderna, attraverso la fisica quantistica ha apportato all’interno delle discipline scientifiche alcuni caratteri di novità. Se prima c’era una linearità, una nitidezza, nella fisica moderna entrano le sfumature che aprono la ricerca a nuovi indicatori – non propriamente scientifici e indefiniti – che appartengono a categorie dell’estetica, quale “bellezza, rigore, persistenza, eleganza e grazia”.

Elisa Cella concepisce una rielaborazione pittorica di questo complesso rapporto, creando un dialogo tra categorie scientifiche ed estetiche. Nei lavori esposti, eseguiti lasciando inalterato il bianco fondo della tela – come in un campo d’indagine sterilizzato – appaiono elementi biologici, cellule che fioriscono, si aprono liberando componenti molecolari in dialogo con lo spazio bianco, creando suggestivi paesaggi che, per similitudine, richiamano il lavoro pittorico di V. Kandinskij all’inizio del secolo scorso, non appena la scoperta del microscopio permise di sondare mondi prima impensabili.

Un lavoro eseguito con la perizia di uno scienziato, elementi composti ripetendo il segno grafico del cerchio – in differenti dimensioni – fino ad ottenere la Forma finale dell’immagine nella sua completezza.  Il ripetersi metodologico del segno, unito alla forza del lavoro finito, consente di capire come Elisa abbia fatto proprio in primis il principio scientifico/analitico che, unito a quello artistico, ha permesso di esplicitare nei suoi lavori la fusione tra scienza ed estetica, ribaltando in un certo senso il concetto di Carmagnola di “sensibilità sistemica” che è, nell’atteggiamento scientifico, il “principio artistico di comprensione” che precede e domina il principio analitico di spiegazione (Carmagnola,1989).

I colori utilizzati, contrastanti e forti, rendono il lavoro finale piacevole ma velatamente instabile e apportano al segno un ulteriore contributo al campo dell’indagine scientifica: esattamente come accade nella microbiologia in cui gli organismi sono evidenziati e resi visibili attraverso i liquidi di contrasto. Anche la scienza, infatti, possiede intrinsecamente una sua estetica; da una prima intuizione si passa allo studio di formule e diagrammi per ottenere sistemi lineari e funzionali, dotati di ritmo ed eleganza. Basti pensare alla bellezza e alla semplice complessità che scaturisce dall’equazione più rivoluzionaria del secolo: E=MC2, una formulazione definita, essenziale e semplice, certamente “levigata” rispetto alla morfogenesi dell’intuizione di Albert Einstein.

I lavori di Elisa ricordano nel loro linguaggio queste formule, lineari ma esplosive, capaci di generare sistemi autopoietici in cui il prorompere delle strutture si rigenera, contamina e si trasforma proprio come avviene in un organismo. Un’opera complessa, un rimando costante tra gli schemi della ragione e quelli del pensiero, a ricordarci che la vita abbandona vettori di previsione e controllo per declinarsi in modelli inaspettati, sfuggendo improvvisamente ad ogni categoria e metodo.

Alessia Locatelli

 

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