• +039 3357689814
  • info@cityart.it

Kim Sung Heun Imprint

Sung Heun Kim

“Imprint”

personale di Kim Sung Heun

a cura di Tommaso Trini

dal 13 al 23 marzo

Scolpire la propria umanità / Self Made Human

L’arte di Sung Heun mi piace moltissimo. E’ un’opera che mostra la formazione e il divenire della identità. L’identità sia delle figure umane sia dei linguaggi. Sung Heun è un gran lavoratore, io non conosco tutte le sculture che produce. Sung Heun lavora oggi nel suo paese natale, dove insegna, e io non posso vedere le sue nuove opere, se non in fotografia; non posso toccarle. Dunque, non mi riferisco solo alle figure che lui scolpisce nel legno, ai simboli che disegna sulla tela, o ai volti che modella nella creta. Mi riferisco all’artista. Kim Sung Heun sta scolpendo la sua propria identità.

Così lui cominciò alcuni anni fa all’Accademia di Brera, dove insegno io. Era venuto in Italia per studiare scultura e mise in scena la sua condizione di allievo. Costruì il volume del suo corpo con assi di legno variamente colorati e in cima vi inserì l’autoritratto della propria testa in terracotta.

Ma quella scultura non era sola. Nelle mie lezioni di storia dell’arte circolò presto la voce che  in un’aula di scultura c’era una statua che mi somigliava tanto. Una cosa strana, antica, quasi egizia. Andai a vedere e conobbi Sung Heun, che frequentava il mio corso, ma non solo il mio. Tuttavia, dovendo raffigurare il «maestro», aveva scelto la mia testa in stile romano. Fui colpito ancora più dalla riservatezza, dolcemente sorridente e silenziosa, di quello scultore non più giovanissimo; e  subito ne invidiai il fascino che aveva sulle donne. Comprai Tom e Kim, il vecchio e il giovane.

Sung Heun lavora a identificare la sua personale evoluzione umana, e il suo proprio linguaggio figurale, salendo l’arte con una fune che ha un capo nella tradizione lontana e un altro capo nella innovazione prossima. E’ un pensatore solido che non ha pregiudizi nè fretta né furberie. La forte impronta plastica del suo lavoro ha radici in Corea, nella millenaria cultura di questo Paese così ricco di genialità; così a me pare. Diversamente, la brillante energia dei suoi segni, disegni, tratti fisiognomici, che strutturano sia le narrazioni in terracotta sia le installazioni più pittoriche, vive nell’attualità delle reti di comunicazione. Quando riguardo la doppia statuaria «allievo e maestro» (ora salita a tre statue), ricordo la forte emozione che provai (a Seul nel 1994) davanti alla tomba coreana più antica: un monumento funebre come uovo, insieme nascita e morte, fatta solo di terra.

Kim Sung Heun è un raro esempio di artista che, nel pieno delle sue forze, con radici antiche e la mobilità più avanzata, raffigura le gesta quotidiane di individui diversi e tuttavia globalizzati, ben lontano dai rituali cosmopoliti dell’arte fatta solo per i musei. Ai musei piace quel che più li sfida.

Tommaso Trini

 

 

Seguici anche su...Share on FacebookPrint this pageEmail this to someone