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Maria Grazia Montano Rigore gesto e sentimento

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Rigore Gesto e Sentimento

Personale di Maria Grazia Montano

a cura di Jacqueline Ceresoli

Dal 11 al 28 settembre 2013

La ricerca neoplasticista coniuga linee verticali e orizzontali, ritmo, monocromo brulicante di segni pittorici, definendo campi distinti di colore acceso ispirati alla Natura, alla terra e al cielo del Metapontino.

 

C’è tutto un mondo dietro le finestre-griglie trompe-l’oeil di Maria Grazia Montano:

dietro si celano stratificazioni di storia, linee geometriche tra passato e presente, pittura che diventa immagine, memoria visiva dai brulicanti segni, tracce di colore dalle pennellate fluide, ma calibrate, in equilibrio tra rigore, gesto e sentimento.

Montano nasce a Pisticci (MT), caratterizzata dalle “casedde” (case bianche con tetti rossi a punta) che s’incurvano verso la valle, simili ai paesaggi precubisti di Cezanne, perfettamente integrate con il territorio nell’area del Metapontino.

In questa terra permeata di storia, fondata da coloni greci, Montano, figlia di agricoltori, cresce a pane e passione per l’arte, vive e lavora incastonata nel paesaggio aspro ma non arido della Basilicata, amata da Pasolini.

Studia l’arte del Novecento, è stregata da Piet Mondrian e da Jackson Pollock, diventa stilista di moda: artigiana della creatività che lavora prima di tutto per se stessa, isolata nel suo studio, lontana dalle distrazioni mondane della città, l’autrice trascorre il tempo operando sulla forma e sui colori alla ricerca di equilibri tra movimento e staticità.

Pratica la pittura da autodidatta, inizia la sua ricerca copiando i monumenti antichi, come il Colosseo e templi dorici e corinzi, l’affascinano il quadraturismo (termine che designa la decorazione prospettica di carattere architettonico utilizzata nell’affresco), le decorazioni delle ville romane e divora cataloghi d’arte.

Dalla figurazione accesa di un colorismo vivacissimo d’ispirazione post simbolista – impressionista, nel terzo millennio Montano passa all’astrazione geometrica, quando sposta il suo interesse dalle potenzialità espressive del colore e della luce, all’analisi della forma in relazione allo spazio compositivo come dispositivo percettivo e lavora sul monocromo.

Razionalità ed emozione sono i suoi presupposti antinomici che rispondono alla sua sensibilità sperimentale. La geometria è una scelta inerente al metodo analitico di lavoro, il colore di tradizione informale è una sensazione visiva e il monocromo oscilla tra azzeramento del campo romantico e ricerca di valori luminosi e tattili –volumetrici.

La serie di finestre, cornici, quadrature, griglie evocano le predelle lignee del’ 400, esposte per la prima volta a Milano nello spazio City Art, segnano un punto di non ritorno dell’autrice: sono opere –quinta che si relazionano con lo spazio, monocromi mai compatti striati di linee o macchie di colore, tracce o schizzi di bianco che rompono la rigorosa simmetria della composizione.

Le sue tavole d’impatto scultoreo e tridimensionale trasudano di un certo non so che d’antico.

Tutto apparentemente avviene sulla superficie, ma in realtà le sue opere elaborano proporzioni di campo che “squadrano” uno spazio-tempo misterioso.

Sperimentatrice di varie tecniche materiali, dipinge con colori acrilici su tavole dopo un primo strato di stucco, evidenziando un aspetto architettonico –scultoreo e di nuovo c’è rispetto al passato che procede per dittici o trittici.

La sua ricerca neoplasticista coniuga linee verticali e orizzontali, ritmo, monocromo non uniforme brulicante di segni pittorici, cerchi inscritti dentro a rettangoli, definendo campi distinti di colore acceso (verde, marrone, gradazioni di rosso e di azzurro, viola) ispirati alla Natura, alla terra e al cielo del Metapontino.

Accentuano l’impatto tattile materico le stratificazioni di pigmento incasellate dentro a soluzioni compositive astratto-geometriche che traducono un desiderio di sottrazione e di azzeramento figurativo a favore di quello volumetrico –tridimensionale, dove tutto diventa spazio della visione senza rinunciare all’emotività insita nel colore.

Il suo esempio di edificante pittura integrata al volume prelude a una ritmicità gestuale controllata, condotta sul filo della ragione.

Queste finestre sollecitano i sensi con un linguaggio oggettivo che ha come riferimenti spostamenti impercettibili dei materiali pittorici in bilico tra superficie e profondità.

 Jacqueline Ceresoli

 

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