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Nada Pivetta Attraverso

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ATTRAVERSO

personale di Nada Pivetta

Nell’ambito del progetto MATERPOLIS

A cura di Eleonora Fiorani

Dal 6 al 24 giugno 2012

ATTRAVERSO di NADA PIVETTA e’ la quarta mostra personale del progetto MATERPOLIS, a cura di Eleonora Fiorani. Sguardi nel ventre stesso della metropoli, sulla sua pelle, sui suoi vissuti, e’ questo quello che vuole essere MaterPolis, un progetto unitario che tesse i fili dell’invenzione di quattro artiste, che con sguardi diversi, si interrogano e lavorano sul territorio e si riferiscono al radicale mutamento dei valori, che investe la metropoli e l’idea stessa di societa’ o di cultura, e che deve essere continuamente rapportato a quello interno delle sogettivita’ di cui fanno parte le percezioni visive, olfattive, tattili, auditive. E la messa in atto di saperi modi e tecnologie con i quali il territorio metropolitano e’ parlato e agito. E le tante presenze e gli incontri e scontri anche con l’alterita’ che lo attraversano.

Nada Pivetta ha “scavato” nella materia operando con la pressione della mano, “sottorilievi”, realizzando superfici che possono disporsi a pavimento o a parete nei più diversi luoghi della metropoli, in esterni come in interni, nei luoghi della sosta come quelli del transito.

Superfici con cui interagire: da percorrere, da toccare, da accarezzare, oltre che da vedere E li ha realizzata nella ceramica e nella ghisa come se fossero composti da un montaggio costruttivista di elementi diversi per forme, dimensioni e disposizioni, ma rispondenti a un misterioso ordine o codice, come la scrittura o la mappa di forme-percorsi, mossi e dinamici, che evocano il labirinto senza centro, né entrate, né uscite, quale metafora dello spazio totalizzante della metropoli in cui si dipana il nostro vivere.

Ha scelto per i suoi sottorilievi la ceramica e la ghisa. L’una, la ceramica, nella sua lucente leggerezza, è arte antica, apparentata con il fuoco e con la parte più profonda della nostra storia e cultura. Appartiene, come i metalli, a quanto di più apotropaico c’è nell’uomo, nel suo essere “faber”. L’altro evoca, nella sua severa asciuttezza e opacità, la lunga storia dei materiali ferrosi, il più povero, duro e fragile nello stesso tempo, ma anche un materiale metropolitano per eccellenza, quello che sta’ a monte della rivoluzione della cultura materiale del Novecento. Così ciò che a prima vista appare come un contrasto tra la lucentezza e l’opacità, mostra, nel bianco e nel nero in cui sono stati realizzati, la sua natura di complementarità, perché non si può avere l’uno senza l’altro, e non associa solo il nero e il bianco ma l’intera gamma dei colori, della luce e del buio, perché come diceva Eraclito il dio è giorno e notte, estate e inverno…

E la metropoli e’ il ventre materno e il cul de sac in cui ci troviamo a vivere. E lo scultore, a sua volta, sogna il sogno della materia, come dice Bachelard, rimandandoci, come avviene nella reverie e nell’arte, a un’immaginazione della materia come ritorno all’immaginario primordiale

che accompagna l’uomo in tutta la sua storia. Immagina non solo le forme e i colori, ma la materia nelle sue virtù elementari e con essa risignifica i luoghi del nostro vivere, abitare, andare…

Eleonora FIorani

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