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Piero 1/2Botta Mar monstrorum

Piero 1/2Botta

Il mar monstrorum di Piero 1/2Botta

a cura di Davide Dall’Ombra

 17 febbraio – 3 marzo 2012

 

È una mostra in tre tempi e l’inizio è sulla strada. Le creature di Piero 1/2Botta, giovane pittore marchigiano attivo tra Milano e Londra, si spiaggiano in un luogo singolare: un negozio che è in realtà una galleria, una galleria privata, che è in realtà uno spazio pubblico. Superato lo spaesamento solosnob, vien da chiedersi che città sarebbe Milano, se le sue periferie potessero contare su un luogo così ogni 10 isolati: su un leopardo di micro spazi ben curati e ben gestiti come questo, ordinati e puliti con amore e vissuti dal quartiere che dà loro aria e senso d’esistere. Arrivando da una traversa di viale Monza si entra in un cannocchiale prospettico che ha la galleria come punto di fuga e, avvicinandosi, si capisce immediatamente che la forza di questo spazio è la grande vetrina che le dà luce. Un rettangolo trasparente che mette a nudo gli spazi interni e la mostra che ospitano, un’impietosa e immediata radiografia che ha la forza di ributtare mostra e opere sulla strada.

Ora la vetrina è completamente oscurata da una pittura bianca stesa alla grossa come sulle vetrine in allestimento di qualche decennio fa: coperte per non rovinare la sorpresa della nuova collezione di lupetti e sottane.

Solo i più pruriginosi sbirceranno, infatti, attraverso il monogramma dell’artista inciso nel bianco della porta a vetri. Anche i passanti più distratti saranno piuttosto attratti dal piccolo schermo posto al centro della vetrina, dove si anima un breve filmato, curato da Igor Borghi, che mostra l’artista al lavoro, in una creazione raccontata dalla prima all’ultima pennellata.

All’interno, una grande accolita di mostri, da scoprire in un allestimento suggestivo fatto per sorprendere.

Piero 1/2Botta non ha niente a che spartire con lo splatter dei fumetti. La vicinanza è solo apparente: nella bellezza materica delle sue opere si struttura tutta l’abilità di un artista che ha dimostrato di saper disegnare come Raffaello e che dal manga si è salvato grazie a una passione viscerale per l’arte antica, importante quanto le donne di De Kooning o le bocche di Bacon, nel percorrere la sua strada al raccontar di sé. Ci si chiederà chi siano questi mostri che animano l’immaginario dell’artista, cosa li abbia generati, quanto abbiano a che spartire con la sua sensibilità, il suo inconscio e le sue esperienze di vita vissuta. Sono risposte che stiamo cercando, che riemergono pian piano, nascoste tra le pieghe di mezze frasi semplici, lasciate cadere per distrazione da questo giovane e solare marchigiano, figlio di un macellaio…

 

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