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Gianluigi Bellei Progetto Père-Lachaise

13. Luisa Michel, olio su tela, cm 80x80

In occasione del 140° anniversario della Comune di Parigi

Gianluigi Bellei presenta

Progetto Père-Lachaise, 28 maggio 1871″

Nei 72 giorni della Comune vennero sanciti alcuni principi che sono validi ancor oggi: la separazione dello Stato dalla Chiesa, la gratuità dell’insegnamento e l’equo salario per i lavoratori. In tale contesto di democrazia diretta gli artisti presero parte attiva a questo rinnovamento sociale e culturale. La mostra milanese, oltre a delineare il momento centrale della disfatta comunarda, rappresentato dalla fucilazione degli ultimi combattenti contro l’armata versagliese al cimitero del Père-Lachaise, pone l’accento sulla Fédération des Artistes.

Il 6 aprile 1871 Gustave Courbet  lancia un appello a tutti gli artisti parigini  per concorrere alla ricostituzione e il ristabilimento delle arti e della loro fortuna. Più di 400 artisti rispondono partecipando a un’assemblea generale il 13 aprile nell’anfiteatro de l’École de Médicine. Qui viene costituito un Comitato provvisorio composto da 47 membri: 16 pittori, 10 scultori, 5 architetti, 6 incisori e 10 rappresentati delle arti decorative. Il programma pone l’accento sulla valorizzazione dei monumenti, delle biblioteche e dei musei per renderli accessibili a tutti, favorire gli studi, la realizzazione di esposizioni nazionali e internazionali,  rifiutando in maniera assoluta quelle mercantili e incoraggiando l’insegnamento della storia e della filosofia dell’arte nelle scuole primarie e professionali. Si prospetta la creazione di un giornale chiamato «Officiel des Arts»  e l’emancipazione morale e intellettuale degli artisti. Il 17 aprile al Louvre viene ufficalmente eletto il Comitato, con alla presidenza Courbet, che si mette subito al lavoro e il 9 maggio si presenta a Éduard Vaillant, delegato all’Istruzione pubblica, con un rapporto sulle riforme da apportare all’amministrazione delle Belle Arti. I principali temi affrontati sono la soppressione del budget per i servizi incompatibili con l’inaugurazione di un regime di libertà, l’aumento del budget dei servizi dell’insegnamento comunale, la soppressione del budget di soccorso e incoraggiamento ufficiale per liberarsi di tutte le tutele governative e la diminuzione del budget di servizio architettonico per la decentralizzazione.

Gli artisti propongono, quindi, di gestire in prima persona l’attività artistica nella nascente Comune attraverso una serie di iniziative partecipative che ne fanno un unicum nella storia dell’arte seguendo tre principi: la cultura deve essere indipendente dal potere, deve essere accessibile a tutti e non può essere mercificata. Vengono quindi aperte a tutti le biblioteche e i musei: il 24 aprile la Biblioteca nazionale, l’8 maggio la Biblioteca Mazarine, il Museo del Luxemburg il 15 maggio, il Louvre il giorno dopo…

L’esposizone di Bellei interagisce mediante diversi linguaggi con gli avvenimenti e i partecipanti anche sconosciuti della Comune per riproporne in forma attuale le aspirazioni e i progetti a mo’ di esempio per il futuro.

In questo senso è da intendersi l’approccio interdiscipliare e la ricerca di una nuova realtà relazionale fra artista e fruitore che va aldilà delle barriere tipiche dell’arte istituzionale e autoritaria.

Per esempio una chiavetta Usb contenente alcuni file con immagini, libri in pdf –come il rarissimo Les Fédérations artistiques sous la Commune di Paul Hippeau stampato in 350 esemplari nel 1890-, canzoni, viene messa a disposizione del visitatore per attaccarla al proprio pc e scaricare i materiali che giudica interessanti, o caricare altra documentazione inerente la Comune di Parigi che desidera condividere. Tramite un lettore Cd si potrà ascoltare Al gran sole carico d’amore di Luigi Nono nella versione diretta nel 2001 da Lothar Zagrosek alla testa della Staatsorchester di Stoccarda. Inoltre verranno trasmessi a giorni alterni i film La Nouvelle Babylone di Grigori Kozintsev del 1929 e La Commune di Peter Watkins del 2000.

Un progetto interdisciplinare e metalinguistico all’insegna della contaminazione, fra passato e presente, nell’incrocio delle diverse discipline; aperto ai nuovi media e al concetto di “morte dell’autore” sino ai recenti sviluppi, presenti in nuce nell’opera Ieri e oggi, dove il tempo e lo spazio si mescolano fra uomini, animali, edifici, in un terribile indifferenziarsi della storia.

La Comune di Parigi

Il 19 luglio 1870 inizia la guerra franco-prussiana originata da un lato dalla volontà prussiana di realizzare l’unità tedesca e dall’altro dal desiderio di Napoleone III di restaurare il prestigio dell’Impero. La conseguenza è la rapida disfatta dell’esercito imperiale. Il 2 settembre a Sedan l’ultima armata francese è costretta alla resa. I prussiani occupano tutto l’Est della Francia e poi Parigi. Queste condizioni imposte dall’armistizio provocano gravi malumori tra gli abitanti della città. Leon Gambetta e, in seguito, Adolphe Thiers, diventano capi provvisori della nuova repubblica. Quest’ultimo propone il disarmo della guardia nazionale quale primo passo per sottomettere Parigi all’Assemblea che nel frattempo si è trasferita a Versailles.

Il 18 marzo 1871 le truppe di Thiers sono costrette a lasciare Parigi e sorge la Comune che, il 28 marzo, si stabilisce ufficialmente all’Hôtel de Ville. L’Assemblea di Versailles decide di attaccare la città. Il 21 maggio le truppe di Thiers entrano a Parigi con 100.000 uomini. La guardia nazionale è costituita da 20.000-30.000 federati che lottano quartiere per quartiere. La battaglia termina al cimitero di Père-Lachaise dove 147 sopravvissuti sono fucilati all’alba del 28 maggio. In giugno più di 20.000 parigini vengono passati per le armi e numerosissimi deportati in Nuova Caledonia.

La Comune di Parigi non dura che 72 giorni ma lascia un segno indelebile nella storia.  È stata un innovativo laboratorio politico: le leggi promulgate nel corso di questo breve periodo sono ispirate da principi di democrazia diretta, di libertà di espressione e, per la prima volta, di emancipazione delle donne e dei lavoratori. La Comune si considerava inoltre una repubblica “universale”, al di là delle classi o delle frontiere, e conferiva il titolo di cittadino a chiunque accettasse e servisse i suoi valori.

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