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Raimondo Masu Incendio di Troia

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PASSAGGI ] l’incendio di Troia [ PAESAGGI

Personale di Raimondo Masu

Spazio d’uso (1)  e la costruzione del Paesaggio

   I vuoti che consentano al fruitore azioni d’uso come conseguenza del manifestarsi di un Bisogno.

8 – 23  novembre 2013

1 – Il lavoro di un architetto è la creazione dei vuoti che consentono di agire risposte.

Solo uno spazio  vuoto consente l’azione d’uso: l’attivazione delle trasformazioni di piccole  quantità di energie, con un atto  di  volontà individuale, in un Paesaggio dell’Abitare ovvero il luogo delle scelte. Il Paesaggio è la somma di mappe d’uso nelle quali l’individuo attiva i dispositivi per ricavarne un beneficio comune.

Spazio d’uso è un campo tridimensionale dove, in un punto qualsiasi, la determinazione del bisogno indetermina il punto agente dell’azione. Esso opera con l’obbiettivo di in-determinare il bisogno per individuarne la posizione.

Spazio d’Uso considera il Bisogno una diminuzione della complessità dell’individuo agente, e del campo di relazioni in cui esso agisce; agire una risposta sarà sia colmare la discontinuità determinando un contenuto/oggetto che risolverà il Bisogno, sia Rafforzare il Paesaggio dell’Abitare con sempre nuove indeterminazioni (relazioni di sistema).

Spazio d’uso studia questo ambito, ad oggi ha raggiunto alcune scoperte:

L’inversione della domanda in risposta per individuare il campo di interazione sensibile alla scelta in atto;

Il progetto interno come legame fra la Natura e la Naturalità, cioè fra le leggi che ci governano nell’involontario e la volontà individuale. La Naturalità è assimilabile a un supporto virtuale dove anticipare un’azione per mitigare l’irreversibilità dell’azione;

I tre progettisti dell’Azione, creatore, esecutore, fruitore, in un percorso traducibilità/traduzione.

 

2 – I Pa(s)saggi / Pa(e)saggi di Raimondo Masu, realizzati con la tecnica del collage, possono essere considerate al pari dei rumori. Raimondo Masu li ha pre-formati secondo l’ordine di un principio elegante, spazio d’uso, cosi da rappresentare sovrapposizioni di mappe d’uso.  Ogni Paesaggio (dove sono)troverà esistenza ogni  volta che azione temporale di un fruitore (io sono Passaggio) sarà agita [traducibiltà-percezione/ traduzione-uso ].

Ogni Paesaggio delega un’azione per arrivare a compimento: il lasciare .

Lasciare è: a) il riconoscimento della delega (volontà a agire) che ciascuno attiva nel momento in cui sceglie[Responsabilità], b)la consapevolezza che essa ( la delega) dovrà essere restituita per permettere nuove azioni [costruzione/del Paesaggio].

I Paesaggi di Raimondo Masu presentati si confrontano con interventi /Paesaggio dei filosofi Mauro Carbone, Giulia Li Destri  Nicosia e Raffaele  Scolari, l’web designer  Eleni Gratsou, e un opera   del  compositore Raul M. Masu,    composta on  Midbar-medabar (deserto/parlare), che sarà eseguita in prima  assoluta.

Il 23 novembre a chiusura della mostra si terra un seminario su spazio d’uso

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Raimondo Masu, nato in Sardegna, a Tempio Pausania, opera a Milano fin dal 1970, anno in cui si trasferisce per frequentare il politecnico. Architetto, già professore ha contratto è co-conduttore dei laboratori di costruzione e progettazione ambientale, si occupa del rapporto fra la costruzione della forma /oggetto e la messa a  punto del dispositivo che consente alle risposte agite di soddisfare un bisogno.

Alla libera  professione unisce la ricerca sul materiale e la forma.

I materiali per le opere sono tratti dalla tradizione dell’architettura: calcestruzzo, acciai, legni.

Le opere /oggetto concepite come architetture di interrelazione minima fra percezione e spazio delle memorie, diventano alter ego dialogante.

(1)  Il progetto Spazio d’uso nasce nel 1998 ad opera dell’architetto Raimondo Masu nel contesto del Laboratori di Progettazione Ambientale e di Progettazione dei Sistemi Costruttivi della Facoltà di Architettura Milano Bovisa. La questione che doveva trovare soluzione era in che modo veicolare una quantità indefinita di informazioni, nel più breve tempo possibile, ad un numero non esiguo di studenti di Architettura che da lì a poco avrebbero dovuto essere in grado di progettare e comporre a partire dalle risorse e dagli strumenti a disposizione.

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