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Sabina Sala Natura urbana

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NATURA URBANA

Personale di Sabina Sala

Nell’ambito del progetto

MATERPOLIS

a cura di Eleonora Fiorani

dal 9 al 27 Maggio 2012

NATURA URBANA di SABINA SALA, è la terza di quattro mostre personali del progetto: MATERPOLIS, a cura di Eleonora Fiorani.
Sguardi nel ventre stesso della metropoli, sulla sua pelle, sui suoi vissuti, è questo ciò che vuol essere MaterPolis, un progetto unitario che tesse i fli dell’invenzione di quattro artiste che, con sguardi diversi, si interrogano e lavorano sul territorio e si riferiscono al radicale mutamento di valori, che investe la metropoli e l’idea stessa di società o di cultura, e che deve essere continuamente rapportato a quello interno delle soggettività di cui fanno parte le percezioni visive, olfattive, tattili, auditive. E la messa in atto di saperi, modi e tecnologie con i quali il territorio metropolitano è parlato e agito. E le tante presenze e gli incontri e scontri anche con l’alterità che lo attraversano.

Sabina Sala in Natura Urbana delinea, con una serie di cinque installazioni, interventi sulla pelle della città, e sui vissuti sensoriali facendo perno sul nesso mente-corpo, vivente-ambiente per aprire a nuovi possibili approcci nell’architettura e nel design cogliendo, quale aspetto peculiare del contemporaneo, l’eccesso di stimolazione ed eccitazione sensoriale che finisce con il portare a una sorta di anestesia. Così che siamo esseri dalle mani pallide e sensi artificiali. Sono installazioni, pensate per Milano, ma trasferibili in altri tessuti metropolitani, che fanno apparire sul territorio metropolitano luoghi e strutture per disintossicare i sensi e contemporaneamente recuperare occhi, naso, orecchi, lingua, mano. I  sensi ci immettono a contatto diretto in ciò che è corporeo, concreto. Sono il tramite e i produttori dello scambio simbolico tra l’uomo e il mondo. E ciò pone il corpo al centro di questo universo simbolico come crocevia dei saperi e il punto centrale della relazione con se stessi e il territorio del nostro vivere, in una sorta di riappropriazione di sé.  Così l’area pedonale, rivestita da un tappeto erboso e vasche di erba aromatiche, ci riporta all’olfatto, mentre la visione in immagine di una cascata, il suo suono diffuso da funghi-ombrello, parla all’udito. E l’igloo di terra ricoperto d’erba, così che lo si possa anche toccare e accarezzare, è il rifugio-riposo degli occhi dagli stimoli visivi per ritornare a vedere. E il corrimano di legno di differenti pietre è esaltazione del tatto. E i piccoli pollai biologici nei parchi cittadini, per gustare uova fresche, riannodano anche i fili con la grazia e la presenza dell’alterità animale, mentre aprono a spazi ermafroditi in cui città e campagna tornano a contaminarsi e a vivere insieme.  C’è in queste installazioni l’attrazione per la pelle delle cose e dei materiali, e per la presenza dell’altro, vegetale, animale, che è anche il modo in cui si pensa e si sente in altre culture che associano l’io con l’ anima vegetale e animale, con la terra e la pietra, a dire la nostra appartenenza a una natura naturans, animata e inanimata o solo dormiente. Quello che emerge nelle installazioni, che non parlano mai solo a un senso ma coinvolgono anche gli altri, è lo sguardo dimenticato della prima incantata visione della terra, che ritroviamo nell’invenzione formale dei tappeti e superfici d’erba, nelle forme rotonde dei funghi e dell’igloo, nel disporsi mosso e serpeggiante della balaustra, nei giochi e contrasti dei colori, e nella predilezione per il fantastico e dell’onirico, nella complicità con tutto ciò che ci circonda.

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